La scoperta di un incunabolo a Ciminna – di Domenico Passantino

Vado a presentare, molto volentieri, il racconto di Domenico Passantino sul ritrovamento di un incunabolo nella Biblioteca dei Cappuccini a Ciminna (Pa) e sulle ricerche che ne hanno portato alla luce curiosità e “misteri”.1

Habemus incunabulum impressum Venetiis apud Bernardinum Rizum de Nouaria ad diem decimo quinto februarii MCLXCII (mcccclxxxxii).

Ebbene sì. Sono enormemente emozionato ad avere fatto questa scoperta in maniera puramente fortunata.

In occasione della mostra dei testi appartenuti alla biblioteca dei Cappuccini tenutasi a Ciminna, infatti, mi ha incuriosito, tra i tanti, un libro esposto, aperto sul tavolo della Biblioteca comunale “Francesco Brancato” di Ciminna, intitolato Supplementum chronicharum (informazione che si evince subito dall’occhietto), un bel testo in caratteri gotici che, al primo folio verso1, riporta sei vignette disegnate che raffigurano la creazione del mondo in sei giorni.

Il libro, infatti, è la storia del mondo e dell’umanità, in chiave cristiana, dalla sua creazione fino al momento della stesura dell’opera, una storia universale.

Appena girata la coperta, che risulta pergamenata semirigida, in corsivo, con calamaio è scritto: Di don Gerardo D’Augustino sacerdote, lascito a’ frati Cappuccini del luoco di Ciminna. 

Mi è chiaro fin da subito, quindi, che don Gerardo non è lo scrittore, l’autore del libro, ma è stato un suo possessore, prima che il volume venisse lasciato in eredità al Convento dei frati minori dell’Ordine dei cappuccini (Ordo fratrum minorum Capuccinorum, O.F.M. Cap.) ed ha firmato (ex libris) la prima pagina del libro, (quella che nel gergo degli specialisti viene chiamata “guardia”), un po’ come facciamo anche noi oggi.

Chi è dunque l’autore? e quando è stato stampato questo libro che presenta una scrittura gotica così sinuosa, quasi come fosse stata scritta a mano?4

Faccio una ricerca e non ci dormo la notte, mangio con gli occhi sul computer e sulle foto della prima pagina del libro. Su di essa leggo l’incipit:

Opus supplementum praeclarum chronicharum vulgo appellatum: in omnimoda historia novissime congesta fratris Jacobi Philippi Bergomensis, religionis heremitarum divi Augustini decoris: quam faustissime incohat.

«La fatica utilissima chiamata Supplemento delle Cronache: nella storia di ogni genere raccolta in maniera del tutto nuova del frate Giacomo Filippo di Bergamo, appartenente al decoroso Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, incomincia nel modo più fortunato possibile».2

Intuisco che l’autore del libro in realtà è il frate Giacomo Filippo di Bergamo, appartenuto all’ordine degli Eremitani di Sant’Agostino.

Chi era il frate Giacomo Filippo di Bergamo? 

Il suo nome per intero è: Giacomo Filippo Foresti, nato a Bergamo nel 1434 e morto nel 1520. Scrisse il Supplementum chronicarum:

«che fu stampato per la prima volta a Venezia nel 1483 presso Bernardino Benali; a questa seguirono numerose edizioni. Nel 1485 l’opera venne infatti ristampata a Brescia presso B. Bonini e di nuovo a Venezia nel 1486, ancora presso B. Benali, presso B. Rizzo nel 1490, e nel 1492, mentre l’anno seguente ne venne stampata un’edizione a Norimberga da A. Koberger. Nel 1503, ancora a Venezia presso Albertino di Lissona Vercellese, usciva una nuova edizione riveduta e ampliata dal F. stesso, dedicata al cardinale di S. Prassede Antoniotto Pallavicino, intitolata Novissimae historiarum ommum repercussionesquae Supplementum Supplementi chronicarum nuncupantur, che fu più volte riedita a Venezia sino alla metà del secolo. Nel 1535 era stata fatta un’edizione parigina con una aggiunta di vari autori sui fatti accaduti dal 1500 al 1535. Numerose edizioni ebbe anche la traduzione italiana apparsa per la prima volta a Venezia nel 1483: tra le più importanti quella veneziana del 1554 – con aggiunte tratte da opere di P. Giovio, P. Bembo, J. Carion (storiografo riformato) e M. Guazzo – e le tre edizioni curate da F. Sansovino (l’ultima nel 1581)”.»3

L’opera che posso toccare con le mie mani in biblioteca è un’opera antica, stampata dal 1483 al 1535.

Una cinquecentina, cioè un testo stampato durante l’arco del 1500; forse addirittura un incunabolo, cioè uno dei primi testi stampati con caratteri mobili, chiamato anche quattrocentina, cioè testo a stampa risalente alla seconda metà del 1400, in seguito all’invenzione della stampa a caratteri mobili.

La stampa a caratteri mobili, come è noto, è stata inventata nel 1453 in Germania, dove un tipografo tedesco, certo Johannes Gutenberg (Magonza 1394-1399/1486), stampa con questa nuova tecnica, la cosiddetta Bibbia di Gutenberg, il primo testo stampato con i caratteri mobili, in latino, su due colonne di 42 linee ciascuna per ogni pagina.  Grazie a questa invenzione, i caratteri imbevuti di inchiostro e pressati sulla pagina, possono essere riutilizzati, mentre invece prima la tecnica xilografica utilizzava un’unica lastra di legno, che veniva utilizzata finché, pressando pressando, si rompeva la matrice.

Si stima che al mondo esistano 450.0004 esemplari di incunabolo; e se il Supplementum Chronacharum fosse uno di questi? vorrebbe dire che uno di questi pochi 450.000 esistenti in tutto il mondo si trova a Ciminna, nella Biblioteca appartenuta al Convento dei frati minori cappuccini.5

Continuo a cercare e a ricercare e sono ormai catapultato in un altro mondo irreale, fatto di supposizioni e congetture.

Torno in biblioteca e finalmente ho la conferma.

È uno di questi.

Ho davanti un incunabolo, una quattrocentina, e sono così emozionato che quasi non riesco a scrivere.

Per prima cosa ho cercato nel catalogo dei libri del Convento dei Cappuccini, stilato nel 1902 dal dott. Vito Graziano di Ciminna.

L’elenco è redatto per aree tematiche: la prima sezione recita: Historici; cerco alla voce Foresti, dato che l’elenco segue l’ordine alfabetico dei cognomi, ma non trovo nulla. Eppure il Supplementum chronicharum è un’opera storica.

Cerco allora Giacomo, con il nome invece del cognome, chissà… e alla lettera J,alla posizione 73, trovo scritto Jacobi Philippi Bergamensis, titolo: Supplementum chronicharum, luogo e tempo di pubblicazione: lo spazio è vuoto.

 Il dott. Vito Graziano aveva letto la prima pagina e aveva intuito chi era l’autore, anche se disconosceva il cognome e non aveva idea dell’anno di pubblicazione, che di solito, nei libri moderni, ma anche in quelli antichi si trova all’inizio del libro; i libri antichissimi a stampa, primi esemplari, invece, mostrano notizie sul luogo di stampa e sull’editore solo alla fine del libro, nel cosiddetto colophon, dove spesso è inciso il marchio di stampa dell’editore; allora è questo che debbo cercare: il marchio dell’editore.

Apro il libro.

È bellissimo, sa di secoli trascorsi.

Alla fine, sull’ultima pagina non c’è niente: solo tavole di parole e nomi in ordine alfabetico.

Sono quasi deluso; poi penso che forse devo sfogliare le pagine a ritroso, prima di questo indice e giro le pagine con cautela, ma con un ansia infinita.

Finalmente, al folio 256 verso mi salta subito all’occhio quello che stavo cercando: il marchio dell’editore.2

E’ nero, ma è bellissimo. Quasi mi manca il respiro: raffigura una croce doppia, chiamata croce di Lorena, su sfondo nero, e ha due lettere incise: alla sinistra, una B e un’altra alla destra della Croce, una R, la iniziali di Bernardinus Ricius, Bernardino Rizzo, un editore attivo a Venezia tra il 1481 e il 1492. Alzo gli occhi un po’ più in alto nella stessa pagina e leggo:

... perfectum autem est et castigatum atque auctum per me opus fuit idibus octobris anno a natali Christiano 1486. in civitate nostra a Bergomi: mihi vero a nativitate 52′.

Impressum autem Venetiis per Magistrum Bernardinum Ricium de Novaria: anno a nativitate Domini MCCCCLXXXXII die decimo quinto Februarii.6

Sono estasiato. 

Quello che ho davanti è un incunabolo stampato a Venezia dal maestro Bernardino Rizzo, il 15 febbraio 1492 dalla nascita del Signore, su una stesura ampliata e corretta, che ha impegnato l’autore a partire dalle Idi di ottobre 1486 (cioè il 15 ottobre secondo il calendario romano), quando egli aveva compiuto il cinquantaduesimo anno di età.

Il colophon, cioè la pagina dove si trovano queste informazioni che ho riportato si trova al folio 256 verso.

Il testo è stampato in folio, cioè ogni pagina misura mm306×202; al verso del primo folio si vede una grande xilografia a piena pagina con putti disegnati in cornice,elementi fantastici e strutture architettoniche di fantasia; al centro rappresentazione dei sei giorni della Creazione (presente sull’edizione della Bibbia del 15/10/1490). Altre xilografie raffigurano Adamo ed Eva (f. 1 v.), Caino e Abele (f. 2 v.), Arca di Noè (f.3 v., tratta dall’edizione della Bibbia di Malerni del 1490), Torre di Babele (f. 6 v.).7

Non ci posso credere, sto sfogliando un libro che è stato stampato con le prima tecniche di stampa a caratteri mobili, sei mesi prima che Cristoforo Colombo partisse oltrepassando le Colonne d’Ercole e scavalcando il nec plus ultra, verso l’America.

Se penso che il primo libro stampato con la tecnica della stampa a caratteri mobili, la Bibbia di Gutenberg, fu stampato a partire dal 1453 e terminato nel 1455, mi rendo conto che questo che ho davanti è un esemplare stampato con la stessa tecnica appena soltanto 37 anni dopo…3

È un testo noto, ma prezioso8, e su un sito di compra-vendita di libri antichi trovo anche la sua valutazione in denaro9.

Faccio alcune ricerche e ho conferme su conferme: l’incunabolo è stato digitalizzato e si trova quindi anche on line grazie alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco.10

Copie identiche a questo esemplare si trovano11:

1) Biblioteca comunale Fabriano, Ancona;

2) Biblioteca comunale Rilliana, Poppi,  Arezzo;

3) Biblioteca comunale Labronica Francesco Domenico Guerrazzi, Livorno;

4) Biblioteca Angelica, Roma;

5) Biblioteca Civica, Vercelli;

6) San Francesco della Vigna, Venezia;

7) Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia;

8) Biblioteca Civica Bertoliana, Vicenza.

Ecco, dopo secoli-sono trascorse guerre e paci, religioni ed eresie-lui, questo incunabolo, posseduto da Frate Gerardo d’Augustino, è stato sempre così, chiuso su se stesso, con le pagine che, nonostante l’età, si sono conservate bene.

Osservo la coperta pergamenata e respiro il profumo di tempo che ne esala.

Mi dispiace non sapere in che anno è vissuto il possessore che si è firmato, non ha lasciato una data. Magari si troverà all’interno del libro.

Lo sfoglio di nuovo e ancora, e una nota a piè di pagina piuttosto lunga, scritta a mano, cattura la mia attenzione.

C’è una macchia di inchiostro rossastro volata per sbaglio su di un foglio. Provo a immaginarmi per quanti secoli sono rimaste nascoste quella macchia e quella nota.

 In basso, al folio 195 recto, si parla della vita di San Francesco, e l’autore del libro, che, come abbiamo detto, era appartenuto all’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, probabilmente per eccesso di zelo, per sentire San Francesco più vicino alla propria professione di fede, o soltanto per “ignorantia“, scrive che San Francesco emise il voto di professare la Regula di Sant’Agostino (et in manibus eius professionis votum sub regula beati Augustini emisisset).

Il possessore del libro, probabilmente il sacerdote Gerardo D’Augustino-confronto le due scritture, quella dell’ex libris a inizio del libro e questa della nota al f.195 r. e noto, pur non essendo un grafologo, che la scrittura è simile, la lettera d addirittura è identica. Il possessore, dicevo, non so quanti anni o secoli dopo la pubblicazione del testo che stava leggendo, cancella il rigo che ho citato per intero e, a destra del testo stampato, annota ironicamente con un verbo forse inventato da lui e mi fa sorridere: arcimentitur.

In fondo alla pagina, con più serietà ammonisce il lettore:

Vide hic lector amice Auctoris ignorantiam; Franciscum asserit professum fuisse B. Augustini Regulam, (quod numquam ipse Franciscus somniavit) ac talis professionis voto emisso, Religionem Augustinianam deseruisse, ut inde novi Ordinis, Minorum scilicet, Institutor et Auctor existeret. Itaque mendax ac inscius Auctor Apostatam (quod quidem falsum omnino est) ipsum Divum Franciscum affirmat. Cave igitur candida lector ab huius fallacia Auctoris.

Sto parlando con un uomo del passato attraverso una lingua morta. Il mio interlocutore, il sacerdote Gerardo, mi chiama lector amice e mi dice:

«Vedi qui, l’autore amico, l’ignoranza dell’Autore; asserisce che Francesco professò la Regola di S.Agostino, (cosa che mai lo Stesso Francesco sognò) e, emesso il voto di tale professione, abbandonò l’Ordine Agostiniano affinché in seguito diventasse il Fondatore e l’Autore del nuovo Ordine, si capisce quello dei Minori. E così, mentitore e ignorante, l’Autore afferma che San Francesco in persona era un Apostata (cosa che certamente è del tutto falsa). Guardati dunque, lettore, dal chiaro errore di questo Autore».

Tuttavia, l’inconsapevolezza dell’antichità di questo volume e, quindi, del suo valore, dovuta probabilmente al fatto che le notizie relative al suo autore e alla data di pubblicazione non erano immediatamente visibile ad un occhio che vi passa sopra correndo, sono state la sua fortuna. Il volume, infatti, è perfettamente conservato ed è integro.senza2

Spero vivamente che le autorità competenti, dopo la divulgazione della scoperta, ne prendano atto e provvedano a porre il testo un ambiente idoneo alla sua conservazione. Spero altresì che si dia possibilità a chi di competenza di indagare e studiare gli altri testi che per troppo tempo sono rimasti non catalogati o catalogati solo superficialmente e con disinvoltura, ponendo più l’attenzione all’esteriorità che alla substantia rei.

Con questo augurio invito, in futuro, quanti avranno voglia e tempo, a visitare e soffermarsi a leggere, possibilmente con l’aiuto di una guida, questo ed altri testi presenti all’interno della Biblioteca.

NOTE
Per la terminologia specialistica mi sono servito delle REgole Italiane di CATalogazione (REICAT), 2009, versione on line, curata dall’Università degli Studi di Milano e il Manuale di catalogazione per SBN, versione on line, a cura di Giuliana Sapori fino al 2013 e a cura dell’Università degli Studi di Milano dal 2014. Tuttavia ho voluto dare al presente scritto un taglio che non fosse specialistico nel senso proprio del termine, per il fatto che ho il piacere di condividere tale scoperta e di infondere nei miei gentili lettori, anche tra i più profani, l’entusiasmo che sento sfogliando e analizzando questi testi antichi.
2 Qui e altrove, dove non specificato diversamente, la traduzione è mia.
3 Cfr. Dizionario biografico Treccani, versione on line, s. v. Foresti, Giacomo Filippo
Cfr. Wikipedia, s. v. incunabolo
Per le notizie relative alla Biblioteca ed al Convento dei Frati Cappuccini di Ciminna si veda:
1) Vito Graziano, Ciminna, memorie e documenti, parte III, cap. II, Palermo 1911;
2) Di Cristina, Graziano, Magri, La dimora delle anime, I cappuccini della Val di Mazara e   il Convento di Burgio, pp. 165-166, 2007;
3) Antonino da Castellammare del Golfo, Storia dei frati minori cappuccini della Provincia di Palermo, Roma 1914;
4) Notizie storiche riguardanti il Convento dei Cappuccini e i Religiosi di Ciminna, Archivio Provinciale dei Cappuccini di Palermo, s.d.
6 Trascrivo avendo sciolto le abbreviazioni del testo meo Marte, perciò possibili errori sono da addebitarsi soltanto a me
Per queste informazioni cfr http://www.preliber.comwww.maremagnum.com
8 È questo il responso che mi ha dato Giorgio Di Maria, professore di Filologia Classica presso l’Università degli Studi di Palermo, nonché mio relatore della tesi di laurea.
9 Cfr. www.maremagnum.coms.v. Supplementum chronicarum 1492, dove tuttavia alcune notizie riguardanti il volume sono errate, quali ad esempio il numero di edizioni: sul sito (presso una libreria, ndr) si trova scritto che quella in argomento è la terza, mentre si tratta della quinta: la prima infatti è del 1483 a Venezia presso l’editore Bernardino Benali; la seconda del 1485 a Brescia presso Bonini; la terza di nuovo a Venezia nel 1486 sempre presso Benali e, infine, presso Bernardino Rizzo a Venezia nel 1490 e nel 1492, la nostra. Il prezzo che il sito riporta (da Libreria Pregliasco, copia non più disponibile, ndr) è di 24.000. Altro sito, http://www.bohnams.com, riporta la sua vendita (all’asta, ndr) al prezzo di 13.750 dollari.
10 Cfr. Bayerische Staats Bibliothek, sito on line.
11 Cfr. OPAC-SBN.

∼ Domenico Passantino ∼

Il materiale fotografico a corredo dell’articolo è stato gentilmente fornito dall’Autore dello stesso

Annunci

2 pensieri su “La scoperta di un incunabolo a Ciminna – di Domenico Passantino

    1. Per non parlare – purtroppo – di quanti saranno stati erosi da umidità, tarli e topi, sempre all’interno di quelle istituzioni pubbliche che dovrebbero essere volte alla conservazione, ma che spesso sono in preda allo sfacelo.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...